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Adele Sgrò interpreta il Cedro |
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Il cedro, simbolo di pace, da sempre oggetto dell’attenzione delle
autorità ebraiche è un valore acquisito per il territorio della Riviera
dei Cedri e per la Calabria tutta. Nell’ambito della continua valorizzazione di questo frutto, si fa strada l’arte orafa che coglie nei fiori del cedro una bellezza e delicatezza da riprodurre applicando la tecnica dello smalto a fuoco nella miniatura. I fiori del cedro vengono uniti in originali composizioni a tema per formare collane, bracciali, spille e orecchini dal gusto unico e particolare, realizzabile con sfumature di colore tra lo scintillio dell’oro e delle pietre preziose. Adele Sgrò, col suo obiettivo e i suoi disegni, ha centrato l'essenza della bellezza di questo frutto e ci ha consentito di pubblicare alcune sue creazioni qui. Tutte le foto e i disegni riportati sono proprietà di Adele Sgrò che ringraziamo della cortesia e sono riportati nella relativa galleria fotografica.
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I cedri e i sacerdoti ebraici |
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Sono riconoscibili dal piccolo copricapo che immancabilmente
portano in testa. Sono rabbini, sacerdoti di comunità ebraiche. Vengono
ogni anno sulla riviera, nel mese di luglio e agosto per raccogliere e
controllare di persona i piccoli cedri, indispensabili per la "festa
delle capanne", la sukkoth che cade nel mese di settembre e che è
per gli Ebrei di tutto il mondo l'avvenimento religioso più importante
dell'anno.
Si alzano di mattina alla cinque e vanno nelle cedriere con i contadini:
Nei fondi arrivano presto e presto cominciano a lavorare.
Un rabbino e un contadino. Il rabbino va avanti lentamente. Guarda a destra
e a sinistra nella cedriera; dietro di lui il contadino con una cassetta
di legno e una forbice nelle mani. Il sacerdote si ferma, guarda la pianta
alla base proprio nel punto in cui il tronco spunta dalla terra: se è
liscio se senza "vozze" vuol dire che non c'è stato innesto
e si possono raccogliere i frutti. I rami sono bassi e pieni di spine
pericolose.
Il rabbino si corica per terra e scruta tra le foglie. Trova il frutto
buono, lo esamina più attentamente, poi se decide di prenderlo lo indica
al contadino che lo taglia dalla pianta lasciando un pezzettino del peduncolo.
Con estrema attenzione il sacerdote esamina ancora la buccia, il colore
e la forma. Se tutto va bene il piccolo frutto, avvolto nella stoppa,
viene riposto nella cassetta. Il contadino guarda attentamente perché
per ogni cedro alla fine avrà la somma pattuita. Quando tutto è pronto
le cassette prendono il volo all'aeroporto di Lametia. Rivedranno la luce
per la festa.
Tutto secondo quanto Dio prescrisse a Mosé: "Prenderete i frutti
dell'albero più bello, dei rami di palma e dall'albero più frondoso dei
salici del torrente e vi rallegrerete dinnanzi a Dio, Signore Dio vostro".
E' qualcosa di mistico e di fanatico insieme. Non esistono esempi di confronto
con le nostre tradizioni religiose e non. Il cedro per gli Ebrei è molto
di più della palma per noi e anche di più del capitone per i Napoletani
a Natale. Senza il cedro la festa non si può fare. E nessuno ne vuole
rimanere sprovvisto.
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Il cedro Made in Calabria |
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 Lavorazione del cedro Quasi tutta la produzione italiana di cedro proviene
dalla Riviera dei Cedri. Molti autori, fra i quali il Milone, sostengono
che il cedro è presente sulla costa calabrese per motivi naturali e climatici;
la pianta ha bisogno di un clima stabile senza sbalzi di temperatura,
di acqua abbondante e soprattutto di crescere al riparo dei venti. Per
questo i contadini che la coltivano le dedicano lavoro e sacrifici. D'inverno
la coprono con canne che vengono tolte in primavera e per rimuovere periodicamente
il terreno devono stare inginocchiati per terra.
Certo la coltura è molto antica ed è strettamente legata all'immigrazione
ebraica dei primi secoli dell'era cristiana e alla successiva occupazione
bizantina. Il cedro è richiesto dagli Israeliti per la festa dei Tabernacoli
e per le celebrazioni religiose della sukkoth; si può quindi
ipotizzare un legame con questi motivi religiosi. Bisogna tener presente
dall'altra parte anche l'influenza della Scuola Medica Salernitana che
prescriveva l'uso medico del cedro.
Nel sedicesimo secolo la cedricoltura calabrese aveva grosso sviluppo
per la presenza di folte colonie ebraiche in Calabria calcolabili intorno
a 50.000 persone, quasi il 10% della popolazione residente.
Si coltivavano i cedri anche in Puglia, in Campania e in Sicilia ma l'intolleranza
religiosa dei dominatori spagnoli li ha fatti scomparire. Qualche sporadica
presenza rimane solo in Sicilia.
Fino agli anni sessanta il prodotto veniva commercializzato da pochi incettatori;
poi i contadini si sono organizzati in cooperative e consorzi ponendo
termine alla speculazione.
Il cedro raccolto viene "salamoiato" in zona e poi viene venduto
per la metà all'estero (Germania, Paesi Bassi e il resto nell'Italia centro
settentrionale per la canditura e l'uso dolciario.
Una parte del prodotto viene esportato per motivi religiosi.
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