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La Riserva Naturale Orientata della valle del Fiurme Argentino |
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L'Argentino nasce nella zona di Mare Piccolo, alla confluenza della fiumarella di Rossale con la fiumarella di Tavolara e dopo una decina di chilometri finisce la sua corsa immettendosi nel Lao. Il nome deriva dalla eccezionale trasparenza delle sue acque rimaste ancora oggi purissime per la completa assenza di attività umana su quasi tutta l'area del bacino torrentizio.
Un'escursione lungo l'Argentino è un'esperienza unica ed indimenticabile. Nella prima parte il percorso è accessibile a tutti. Bisogna arrivare ad Orsomarso. Dalla superstrada all'altezza del bivio per S. Maria del Cedro proseguire la frazione Marcellina fino alla deviazione per Orsomarso.
Nel centro abitato ci sono le indicazioni per l'Argentino ma tutti sul posto sono in grado di dare le necessarie spiegazioni. La strada da percorrere è in terra battuta ma è agevole; si può arrivare fino a uno spiazzo dove si può parcheggiare l'auto. Le acque limpidissime scorrono in penombra boschiva fatta di ontani napoletani, pioppi neri, carpini e aceri.
Il sentiero resta molto largo fino a canale Tufo, dove c'è sulla sinistra una sorgente potabile rozzamente incanalata di fronte alla quale un tavolo di legno offre i suoi servigi. Si può consumare la colazione e ritornare a casa. Solo i più allenati e i più esperti possono proseguire l'escursione. C'è un guado che, come tutti gli altri che seguono, non ha nessun tipo di ponte o passarella. Il sentiero dopo il guado diventa più stretto restando abbastanza evidente e conduce ad attraversare per altre quattro volte il letto del fiume arrivando fino in località "Pantagnuoli" che si riconosce da alcune case abbandonate a mezza costa sul versante sinistro. Dopo il bivio di "Pantagnuoli" (che si vede poco) il sentiero sale lasciando in basso il fiume. Bisogna tenersi a destra lungo un sentiero appena accennato fra la vegetazione, fino ad arrivare nell'alveo del torrente. Si può proseguire nel letto del fiume (attenzione all'estrema scivolosità delle pietre) superando un tratto pianeggiante fino ad arrivare a una zona più accidentata con gole strette, ampie pozze, salti d'acqua, sorgenti e dirupi pericolosi.
Un maestoso esemplare di abete bianco che sembra spuntare dall'acqua è l'ultima cosa da vedere. Proseguire diventa difficilissimo anche per i più esperti e ardimentosi.
Tratto da: Riviera dei Cedri - Mare e Monti - Editur Calabria
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